REPORT CONVEGNO OGM

28/01/2016

Nella splendida cornice del Filatoio di Caraglio si è svolto, giovedì 28.01.2016, il Convegno “Tracciabilità di OGM nella filiera mangimistica”, i risultati della ricerca finalizzata “OGM nella filiera agro – alimentare: linee guida, sistemi di gestione per la tracciabilità e metodi innovativi per il controllo ufficiale”.

Risultato di una ricerca iniziata cinque anni fa, grazie all’interessamento dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri, dell’Istituto superiore di Sanità, del Servizio Veterinario area Igiene delle Produzioni Zootecniche II – Asl CN1 ed il coinvolgimento del mangimificio Costamagna di Genola, ha voluto dimostrare come è possibile costruire un modello di filiera nella produzione di mangimi no GM, in uno stabilimento dove sono anche prodotti mangimi OGM, predisponendo procedure in autocontrollo e mettendole in pratica, grazie alla fattiva collaborazione e ai controlli messi in campo dall’Autorità competente, con campionamenti organizzati ad “hoc”.

Dopo i saluti del Direttore Generale dell’Asl CN1, Dr. Francesco Magni, che ha ricordato agli astanti quanto la problematica OGM abbia una valenza etica di primaria importanza, per la possibilità di modificare l’essenza stessa di alcune materie prime, trasformandole geneticamente, ha rivolto doverosi ringraziamenti al Dr. Guido Brizio, Veterinario Dirigente Area C - Igiene delle Produzioni Zootecniche, oggi in pensione, che ha fortemente voluto approfondire un settore allora quasi del tutto sconosciuto.

Il Dr. Giorgio Sapino ha rimarcato l’importanza del concetto “from farm to fork”, dalla stalla alla tavola, che prevede un controllo di filiera che parte direttamente dall’allevamento, nello specifico dall’alimentazione degli animali da reddito, per arrivare al controllo delle produzioni di alimenti di origine animale al fine di garantire l’assoluta sicurezza per i consumatori. Il concetto comunitario: il “feed” deve essere assimilabile al “food”, gli alimenti che vengono somministrati agli animali, devono avere gli stessi requisiti igienico-sanitari di quelli destinati all’uomo. Ha ricordato che i controlli effettuati presso le aziende produttrici sono effettuati in base a specifici programmi ministeriali e regionali. Ha puntualizzato, richiamando soprattutto l’attenzione della stampa come l’Area Igiene delle Produzioni Zootecniche (Area C) in questi ultimi 15 anni sia stata oggetto di ben 5 audit da parte del FVO (Food and Veterinary office), del Ministero della Salute e della Regione Piemonte. In questi anni l’Area C ha dovuto gestire molte allerte sanitarie, di rilevanza mediatica notevole, come la questione OGM, vissuta dal Servizio in primo piano, affrontando situazioni spesso spiacevoli, ma risolte grazie alla professionalità dei Colleghi Veterinari.

La mattinata è proseguita sotto la direzione del chairman Dr. Angelo Millone, che ha presentato la scaletta del Convegno ed i relatori.

Il Dr. Ugo Marchesi (Centro di Referenza OGM – IZS Lazio e Toscana) ha spiegato i motivi della ricerca, finanziata dal Ministero della Salute e durata tre anni, puntualizzando come non esista il concetto di “OGM free”, che vige l’obbligo di etichettatura quando il materiale GM supera la concentrazione dello 0.9% rispetto all’ingrediente/componente dell’alimento/mangime e l’importanza della tracciabilità di filiera. Ha richiamato l’attenzione sul Reg. CE 619/2011, che fissa i metodi di campionamento ed analisi per i controlli ufficiali degli alimenti per animali riguardo alla presenza di materiale GM, per il quale sia in corso una procedura di autorizzazione o la cui autorizzazione sia scaduta. Ha rimarcato la capillarità dei controlli che vengono eseguiti, a partire dalle attività frontaliere, per impedire le importazioni di materie prime contaminate o non conformi in un Paese, come l’Italia che è andata contro corrente, volendo solo coltivazioni no GM. Ha citato inoltre tutti i controlli previsti dai piani pluriennali, come il Piano Nazionale di controllo alimenti GM 2015/2017 e il Piano Nazionale alimentazione animale 2015/2017.Nello specifico è prevista un’attività di monitoraggio e di sorveglianza su tutta la filiera produttiva per la ricerca di OGM autorizzati e non, e sono indicate le modalità per un corretto campionamento. Ha spiegato le finalità del Centro di Referenza per la Ricerca OGM (istituito con DM 08.05.2002), quale laboratorio nazionale di riferimento e supporto tecnico analitico ai laboratori deputati ai controlli ufficiali.

La Dr.ssa Barbara De Santis(Istituto Superiore di Sanità) ha centrato il suo intervento sull’importanza del campionamento, ribadendo il concetto di tracciabilità di filiera e il diritto del consumatore alla conoscenza (“right to know”) attraverso l’etichettatura (Reg. CE 1830/2003). Importantissima è la tracciabilità documentale:permette l’identificazione dei prodotti a costi ridotti, purché i punti critici della filiera siano stati chiaramente individuati e focalizzati da un controllo analitico iniziale, ma è solo con le corrette procedure di campionamento e con i protocolli analitici armonizzati che si ottengono dati di tracciabilità efficiente. La Dr. ssa spiega le finalità del campionamento: le attività di controllo devono essere effettuate per stabilire la conformità del LOTTO. Il campione deve essere prelevato secondo un sistema “randomizzato” o “casuale”, con assenza di errori sistematici, deve essere rappresentativo ed omogeneo. La tendenza è quella di preferire ad un campionamento di tipo statico (prelievi in punti specifici su una massa statica), uno di tipo dinamico (prelievi in tempi diversi in una massa in movimento),  direttamente da nastri trasportatori durante lo scarico/carico, se possibile mediante un sistema automatico (con controllo informatizzato, che permette la ripetibilità delle operazioni e la segregazione del campione ufficiale), dove l’intervallo di campionamento (tempo) è in funzione della durata dello scarico/carico e del numero di campioni incrementali.Il campionamento dovrebbe essere effettuato privilegiando le prime fasi della filiera di produzione, trasformazione e distribuzione.

La terza relazione è stata condotta dal Dr. Angelo Millone (Asl Cn1 Area C), che ha curato la “mission: attività in campo” nell’ambito del progetto. Ha spiegato il perché della scelta del mangimificio Costamagna per la ricerca: impianto con un'unica linea produttiva per la produzione di mangime convenzionale e non – GM,  modalità di approvvigionamento di materie prime (soia certificata OGM free),  sistema di pulizia della linea (tritello),  gestione dei trasporti e stoccaggio di materie prime e prodotti finiti. Completezza del sistema di tracciabilità di filiera. L’Operatore del Settore Mangimistico (OSM) deve avere la consapevolezza che il manuale di autocontrollo aziendale deve essere uno strumento dinamico, indispensabile, che tiene conto degli sviluppi tecnologici, delle necessità produttive, dei requisiti minimi sanitari, implementato congiuntamente all’autorità competente per quello che attiene:piano di analisi, gestione delle contaminazioni crociate, referenziazione dei fornitori, individuazione e controllo punti critici e la sicurezza sul lavoro. Negli anni c’è stata una comune crescita culturale, che ha permesso di superare non solo l’allerta GM, ma anche altre, quali quella delle micotossine e di contaminanti sia chimici che microbiologici. Il Reg. CE 178/2002, definisce come la rintracciabilità dei mangimi e dei loro ingredienti lungo l’intera filiera sia l’elemento essenziale per garantire la sicurezza dei mangimi. L’applicazione della norma ha determinato  un differente approccio alla materia sia nei produttori che negli addetti al controllo. Il Dr. Millone conclude con alcune riflessioni, che guardano verso il futuro: la scelta di utilizzare mangimi non GM per alimentare gli animali da reddito non è etica, ma dipende dalle richieste del mercato. L’unica filiera che richiede animali alimentati non GM è quella del bovino da carne (produzione di nicchia) e delle galline ovaiole. Spesso viene utilizzata un’etichettatura accessoria al fine di dimostrare la “naturalità” degli alimenti, prerequisito per i consumatori disposti a pagare per avere carni di “migliore qualità” (presunta).

Dopo il break, è intervenuta la Dr. ssa Mariella Goria (IZSPLV), che dopo un richiamo alla legislazione e a quali siano gli OGM autorizzati e quelli no, ha incentrato il suo contributo sulle attività di controllo a carico del laboratorio, dai verbali, all’etichettatura, per arrivare alla preparazione del campione per l’analisi, all’estrazione del DNA dal campione e alla attività analitica vera e propria, con l’utilizzo di tecniche quali la “PCR real time”, che permette un monitoraggio in tempo reale.

Un ulteriore contributo lo ha apportato la Dr.ssa Roberta Onori (ISS), esponendo i risultati della ricerca presso il mangimificio Costamagna; ha spiegato come l’impianto si sia organizzato per produrre mangimi non GM una volta la settimana, procedendo ad una accurata pulizia della linea in genere utilizzata per  produzioni convenzionali. Ha altresì esposto come le analisi, eseguite con la tecnica di “PCR real time”, hanno riguardato campioni prelevati sia nelle fasi antecedenti, che in quelle in corso, che a valle delle produzioni e sono state processate presso  l’IZS ed inviate per la conferma all’ Istituto Superiore di Sanità. Conclude ribadendo l’importanza dell’uso del campionatore automatico.

In conclusione di una mattinata fitta di relazioni, la Dr.ssa Viveca Righi (ASL CN1) ha presentato le “Linee guida e check list per la gestione ed il controllo egli OGM nel settore mangimistico: risultati del progetto”, utili per gli OSM che intendono iniziare la produzione di mangime non GM, dagli atti autorizzativi, ai requisiti strutturali, all’organizzazione delle produzioni secondo schemi legati alla segregazione spaziale o temporale in stabilimenti con doppia linea di produzione, GM e non, oppure in quelli completamente dedicati alla produzione di non GM, sottolineando punti di forza e debolezze dei due sistemi. Notevole risalto è stato dato all’importanza dell’autocontrollo aziendale del mangimificio, partendo dalla gestione delle materie prime in ingresso, alla tracciabilità interna, alle registrazioni di tutti i cicli produttivi. Da non scordare, in quanto di fondamentale importanza, la corretta applicazione della procedura di pulizia di impianti ed attrezzature, che tenga conto di tutto il processo, dalle fosse di scarico, ai silos dedicati per lo stoccaggio di materie prime e prodotti finiti, alle aree di stoccaggio di materie prime e prodotti finiti in sacchi senza dimenticare i trasporti. Per prevenire il “carry over” e/o fenomeni di “cross-contamination” occorre validare analiticamente il sistema di pulizia della linea produttiva e la gestione dei c.d. prodotti “scopa”. Di fondamentale importanza risulta essere la formazione del personale operante in tutto lo stabilimento, dagli operai, agli autisti che effettuano i trasporti. Il piano di campionamento è indispensabile per la verifica della conformità dei prodotti, che dovrebbero rispettare i requisiti adottati per i controlli ufficiali.

La giornata si è conclusa con un pranzo offerto dall’IZSLT e da una visita guidata al Filatoio.